Baciami! di Livia Angotta                

Non era ancora stata baciata.
E il fatto, o meglio il mancato fatto, era diventato un tarlo.
A dire la verità lui non l’aveva neppure abbracciata, sfiorata o magari scontrata inavvertitamente. Una volta sì l’aveva tenuta per mano per qualche ora, ma era stato durante una giornata di trekking per sostenerla nella fase di discesa.
Lei la scena se l’era immaginata nei dettagli: si sarebbero avvicinati lentamente, consapevoli, e all’inizio si sarebbero solo respirati. Poi labbra che si strusciano, si risucchiano, si mordicchiano e lingue incontenibili che esplorano avidamente.
Insomma un bacio alla “Nuovo Cinema Paradiso”.
Quella era la sera giusta.
Taxi al volo. Manifestazione dei Cobas in piazza Venezia. Per il tassista soltanto l’ennesima corsa di un piovoso pomeriggio di sabato: va piano, non sorpassa, si ferma a dare indicazioni ad una coppia di turisti. Altro semaforo rosso.
In prossimità di via Marsala la fa scendere. Lei corre. La strada è in salita e dopo poco deve rallentare, ma continua a camminare spedita con il cuore in gola ed un crampo allo stomaco.
“Magari ce la faccio! I treni sono sempre in ritardo.”
Imbocca un’entrata e ricomincia a correre.
Troppo tardi.
L’altoparlante mette fine allo slancio ottimista, annunciando che il treno è partito.
Voragine di disperazione e immediato rigurgito di determinazione.
Deve raggiungere Spoleto, quella sera. Vuole passare la serata con lui, vuole anzi deve essere baciata.
Acquista il biglietto per il treno successivo e inizia a fissare ipnotizzata il cartellone elettronico della partenze. Il suo treno è quello per Ancona ed è l’ultimo della colonna di destra. Lampeggia e sale di posizione ma ancora non è indicato il binario.
Intorno al lei ragazzi ciondolanti con la sciarpa della Roma, un tipo che si trascina un grande pacco rattoppato con lo scotch, turiste biondissime con le guance arrossate e gli zaini.
Non deve distrarsi: occhi al cartellone, gambe pronte a scattare verso il binario.
Intanto “Ancona” è passata alla colonna a sinistra. Le destinazioni precedenti hanno già il binario assegnato.
Si mordicchia le unghie, si accende una sigaretta.
Ora anche i nomi sotto Ancona hanno a fianco il loro binario: Milano 17, Savona 26, Grosseto 5…e Ancona ha ormai raggiunto la prima colonna; qui le destinazioni senza binario hanno un orario rettificato in rosso: 10, 20, perfino 60 minuti di ritardo.
Nessuna rettifica, ma ancora nessun binario.
Ormai il suo sguardo è diventato un laser.
Eccolo!
Riprende a respirare. E’ il 2.
Passi rapidi, lunghi e brevi, trotterellanti e strascicati, eleganti e sciatti. La piccola folla di destini congiunti si distribuisce lungo la banchina con gli occhi puntati verso l’esterno della stazione. All’orizzonte, dove le linee dei binari si intersecano, il buio.
 
Finalmente arriva.
Riparte.
Sta arrivando.
 
Lei sta in piedi. Guarda fuori le lucine delle case di cui immagina i preparativi per la cena e intanto si gusta il sapore agrodolce dell’attesa. Quando il treno si ferma alla stazione di Spoleto è già pronta davanti alla porta, ma “forse non era Spoleto…., ha nominato anche Foligno, …ma era per dirmi di NON scendere a Foligno o no? No, sono sicura: è Spoleto…almeno spero!”. Prova a muovere la maniglia verso il basso, ma è bloccata. Si tuffa lungo il vagone e finalmente, con lo slancio di Pelè in “Fuga per la vittoria” scende nell’aria frizzante della piccola stazione. Lui non c’è. “Dov’è? Dovrebbe essere qui da un pezzo....stai a vedere che era davvero Foligno!”
Eccolo. La aspetta in macchina indossando il suo sorriso migliore, per nulla infastidito dall’attesa. Beve un sorso di vino e le passa la bottiglia. Anche lei beve ma non avverte il sapore, né il freddo dell’abitacolo, soltanto la soddisfazione di essere finalmente ed esattamente lì.